Cloud, System & Technology

DALL’ANALISI DEL RISCHIO ALLA STRATEGIA PERSONALIZZATA

La strategia cloud è diventata una questione di sovranità aziendale.

Il contesto è cambiato. Non si tratta più solo di scegliere tra on-premise e cloud, o di ottimizzare i costi infrastrutturali. Le aziende italiane si trovano oggi a dover rispondere a un quadro normativo più stringente, a rischi geopolitici concreti e a una domanda di controllo del dato che i grandi cloud pubblici faticano a garantire pienamente. Accompagniamo le PMI in questa transizione da oltre trent’anni — con la competenza per distinguere le scelte che contano da quelle che possono aspettare.

  • NIS2 recepita in Italia (D.Lgs. 138/2024)
    Gli organi di amministrazione approvano e supervisionano le misure di sicurezza

  • 61% dei CIO dell’Europa occidentale
    prevede un maggiore ricorso a provider cloud locali o regionali per fattori geopolitici (Gartner, 2025)

  • CLOUD Act USA
    Accesso extraterritoriale ai dati su richieste legali valide

Il Contesto

Cosa sta cambiando nel mercato cloud — e perché riguarda anche le PMI.

Un quadro normativo che non perdona più l’approssimazione

La Direttiva NIS2, recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024, estende significativamente il perimetro delle organizzazioni tenute a garantire standard di sicurezza informatica e attribuisce agli organi di amministrazione il compito di approvare e supervisionare le misure di gestione del rischio, con responsabilità in caso di violazione degli obblighi. La DORA, applicabile alle entità finanziarie dal 17 gennaio 2025, aggiunge requisiti stringenti di resilienza operativa digitale. Il GDPR continua a sanzionare in modo crescente i trasferimenti di dati non conformi. Non si tratta di adempimenti burocratici: sono vincoli che influenzano direttamente le scelte di infrastruttura.

Il CLOUD Act e la questione della giurisdizione

Il CLOUD Act statunitense del 2018 consente alle autorità USA di richiedere ai provider soggetti alla giurisdizione americana l’accesso ai dati sotto il loro controllo, indipendentemente da dove si trovino fisicamente i server, a fronte di richieste legali valide e secondo le procedure previste dalla normativa statunitense. Per le aziende europee che usano piattaforme come AWS, Azure o Google Cloud, questo significa che i dati — anche se ospitati in data center europei — restano potenzialmente soggetti a tali richieste. Non è un rischio teorico: è una condizione strutturale del rapporto con quegli operatori.

La risposta del mercato: geopatriation, non fuga dal cloud

Gartner ha coniato nel marzo 2025 il termine geopatriation per descrivere un fenomeno preciso: le organizzazioni che riportano workload e dati critici su infrastrutture a giurisdizione locale non stanno rinnegando il cloud — stanno ridisegnando dove collocarlo, in base al rischio reale di ciascun asset. Non è un ritorno all’on-premise. È un riposizionamento strategico selettivo.

Come osservato su Corriere Comunicazioni, la geopatriation è una risposta a geopolitica, normative extra-UE e controllo dei costi: un modello complementare basato su scelte selettive, non un abbandono del cloud pubblico.

— Da un’intervista a Michele Zunino, AD Netalia · Corriere Comunicazioni

61%

dei CIO e responsabili IT intervistati da Gartner nell’Europa occidentale prevede che i fattori geopolitici aumenteranno il ricorso a provider cloud locali o regionali. Fonte: Gartner, novembre 2025

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delle grandissime organizzazioni italiane intende valutare iniziative di cloud repatriation o geopatriation.
Fonte: Osservatorio Cloud Transformation, Politecnico di Milano

La domanda giusta da porsi

Non “dove sono fisicamente i miei dati?” — ma “chi ha il controllo giuridico e operativo della mia infrastruttura, e in quale giurisdizione?”

Geopatriation in pratica

Non è tutto o niente. È scegliere dove mettere cosa.

L’errore più comune è pensare alla geopatriation come a una migrazione massiva. In realtà è il contrario: si tratta di classificare il proprio patrimonio IT per esposizione al rischio, e spostare solo ciò che lo richiede. Il cloud pubblico globale rimane uno strumento valido — ma non per tutto.

Livello di sensibilità Esempi di workload Approccio consigliato
Critico / Regolamentato Dati sanitari, SAP finanziario, IP strategici, infrastrutture soggette a NIS2 o DORA Private Cloud italiano — ambienti dedicati, architettura progettata per supportare i requisiti applicabili
Sensibile / Business critical Database clienti e fornitori, applicazioni ERP operative, CRM, sistemi di produzione Hybrid Cloud — controllo dove serve, flessibilità dove conviene
Standard / Variabile Ambienti di sviluppo e test, applicazioni collaborative, workload a domanda variabile Cloud pubblico — con governance e policy italiane

Sovranità digitale: quattro dimensioni, non una

Quando si parla di “cloud italiano” si tende a ridurre la questione alla localizzazione fisica dei server. Ma la vera sovranità digitale si articola su quattro piani distinti — e tutti e quattro devono essere presidiati.

Come Lavoriamo

Un percorso in tre fasi, a partire dalla tua situazione.

Non partiamo dalla tecnologia. Partiamo dall’analisi del rischio reale per la tua azienda — normativo, operativo, competitivo — e costruiamo da lì la strategia più adatta. Ogni organizzazione ha una storia IT diversa: non esiste un approccio universale alla geopatriation.

il nostro punto di vista

Il Data Center da solo non crea valore. È un’infrastruttura abilitante — non differenziante. Il valore reale sta nelle piattaforme di gestione, nel governo del dato, nella capacità di orchestrare workload complessi garantendo conformità e continuità operativa.

Per questo non vendiamo “rack” o “storage”: costruiamo ecosistemi digitali che la tua azienda controlla davvero — e che possono crescere senza dipendere da vendor singoli.

In 30 anni abbiamo visto molti cicli tecnologici. Il cloud non è l’eccezione: la scelta giusta non è mai la più rumorosa del momento, ma quella allineata al tuo profilo di rischio e ai tuoi obiettivi di lungo periodo.

Architetture supportate

Ambiti di riferimento

Competenze verticali per contesti ad alta complessità.

Ogni contesto ha normative specifiche, soglie di rischio diverse e requisiti di continuità operativa propri.
Altea RT ha sviluppato nel tempo competenze verticali che permettono di non partire mai da zero.

Capire da dove partire è già metà del lavoro.

Non è necessario avere già le idee chiare sulla propria strategia cloud per contattarci. Spesso il punto di partenza più utile è una conversazione su quello che state facendo oggi — e su cosa vi preoccupa.

Offriamo un primo assessment orientativo gratuito, senza impegno: analizziamo insieme la vostra situazione attuale e vi diciamo onestamente se e dove la geopatriation ha senso per voi.

Cosa succede dopo il contatto